Un Monumento alla Memoria | Mateo Taibon über die Entschärfung des Siegesdenkmals in Bozen

Mateo Taibon hat mir heute einen Artikel über das Bozner Siegesdenkmal und dessen Umgestaltung zu einer historisierenden Gedenkstätte übermittelt, der vor kurzem im „Alto Adige“ erschienen ist. Der Artikel bringt die aktuelle Situation auf den Punkt und Taibon beschreibt darin die Entwicklungsmöglichkeiten dieses für Südtirol wichtigen Entschärfungsvorhabens.

Für mich besteht die wichtigste Frage darin, ob es die immer wieder auf ethnische Zuspitzung bedachte Politik verkraften wird, wenn das Denkmal nicht mehr als identitätsstiftende Reviermarkierung für die Einen und als demütigender Reibebaum für die Anderen herhalten kann/muss.


Wegweisend hinschauen…


Hinweisend wegschauen …

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UN MONUMENTO ALLA MEMORIA
di Mateo Taibon, „Alto Adige“ 18 gennaio 2012.

Il «Monumento alla Vittoria» dunque cambierà. Non cambierà l’effigie, non la parte esterna visibile da decenni, saranno invece trasformati gli interni dunque il significato, il monumento finalmente non sarà più un baluardo ideologico inaccessibile. L’arco di Piacentini verrà inserito in un contesto storico-didattico, verranno spiegati i crimini delle due dittature (che hanno trovato molti sostenitori, bisogna ricordarlo), e spero venga illustrata anche la genesi delle ideologie totalitarie e delle simpatie per assimilazione, repressione e violenza. A Bolzano è dunque stato raggiunto un traguardo importante, che viene criticato o schernito soltanto da partiti o gruppi che si muovono ai margini ideologici della nostra società plurilingue. Ai protagonisti dell’accordo – politici, amministratori e storici che cercano soluzioni etiche e condivisibili invece di rincorrere facili populismi per fare proseliti – va riconosciuto il grande merito. Senza nulla togliere alla virtù dell’obiettivo raggiunto vorrei fare qualche proposta aggiuntiva che oggi forse viene vista come «irrealizzabile», ma che ritengo indispensabile per il completamento dell’itinerario storico.

Prima di tutto auspico che venga cambiato il nome, avendo cura di apportare le modifiche ovunque su mappe cartacee e nelle banche dati (GPS, google-maps ecc.). La terminologia usata infatti spesso rimane quella coniata dal fascismo. Propongo di sostituirla con un termine neutro, legato per esempio al nome dell’artista che creò il monumento o invece al museo che ivi sarà ospitato, in modo che la denominazione stessa lasci spazio al confronto critico.

Ritrattare la terminologia mi sembra indispensabile per un approccio neutro, approccio che ritengo incompleto se si rimane legati al nome fascista. In Germania – per citare un esempio importante – la «Reichskristallnacht» (termine coniato dal nazismo) è in buona parte stata sostituita con «Novemberpogrome» o «Reichspogromnacht», termini questi che trasmettono con chiarezza la violenza usata dal regime nazista. L’arco di Piacentini deve dunque deporre il vecchio nome di «Monumento alla Vittoria», affinché il progetto didattico non si avvii incatenato all’espressione di quell’ideologia che invece va accantonata.

L’arco di Piacentini esternamente rimane sostanzialmente inalterato, anche se il museo al suo interno lo contestualizza modificandone il valore. Per completare l’operazione ed effettuare una metamorfosi del significato sarebbe opportuno contestualizzare l’intero monumento. Degli anni di studio a Vienna ricordo delle polemiche ripugnanti intorno al «Monumento contra la guerra e il fascismo» di Alfred Hrdlicka. E ricordo vivamente gli attacchi odiosi al monumento per le vittime della Shoah del cimitero ebraico a Bolzano. Ebbene, un monumento del genere è il mio auspicio per Bolzano e l’Alto Adige-Südtirol. Mi auguro un monumento per le vittime delle dittature in posizione eminente e di immediato significato simbolico: monumenti (o stele) collocati in modo che chi va verso piazza Vittoria s’imbatta prima in questi monumenti di commemorazione e poi soltanto nel monumento voluto dal fascismo. Così verrebbe contestualizzato l’arco di Piacentini anche all’esterno. Un po’ come avviene con gli accidenti nella musica: una crocetta o una b iniziale modifica gli accordi, trasformando dissonanze in consonanze (o viceversa). Se tempo fa (nel periodo prenatalizio) si è trovato lo spazio per delle statue di carattere meramente commerciale, penso sia possibile dedicare come minimo lo stesso spazio a un monumento che commemori le vittime del fascismo e del nazismo che si opponga così al totalitarismo, che apporta, agli occhi di tutti coloro che dal ponte Talvera vanno verso Gries, una dichiarazione di distacco dalle ideologie totalitarie e nazionaliste.

In una terra trilingue (anzi multilingue) non c’è altra via che la convivenza nel rispetto reciproco. È così che la piazza della discordia potrebbe diventare piazza della concordia e della memoria. Mi auguro che la metamorfosi possa essere completata.

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